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Elezioni politiche 2006 - Italiani nel mondo |
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Bozza di programma del PRC |
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(invitiamo tutti i compagni che risiedono all'estero ad inviare commenti e suggerimenti su questa bozza) Emigranti, immigrati: migranti Migranti, una parola che accomuna tutti coloro che sono costretti a lasciare la propria terra, perché comuni sono le ragioni che li spingono a farlo: guerre, povertà, disoccupazione, persecuzioni e discriminazioni politiche, etniche, religiose. Se vogliamo essere più precisi dobbiamo parlare di politiche economico-sociali ingiuste, di vecchi e nuovi colonialismi, di una globalizzazione neoliberista che privilegia capitali e merci, che deprime i diritti sociali e civili, che precarizza il lavoro, la vita stessa e perfino i sogni di gran parte delle donne e degli uomini di questo pianeta. Emigrati, immigrati, migranti dunque, portatori di diritti in quanto persone. Ma persone speciali che sono partecipi della realtà che lasciano e che portano in sé, incancellabile e, nel contempo, delle realtà diverse che trovano nel paese in cui vivono e lavorano. Per questa loro peculiarità sono da considerare cittadini preziosi perché portano nelle società di accoglienza il valore aggiunto della contaminazione, del metissage. Sono i cittadini di quel nuovo mondo possibile e di quella diversa globalizzazione che auspichiamo.
La Legge n° 459/2001 Noi crediamo che il diritto di voto degli italiani nel mondo debba rappresentare non solo la possibilità offerta ai cittadini che vivono all’estero di superare la condizione di cittadini dimezzati, legati al paese di origine dal legame statico della nostalgia e dei ricordi, ma, piuttosto, l’occasione per stabilire un legame dinamico, attraverso il quale la realtà italiana venga attraversata da quella degli emigrati e viceversa. È una occasione di partecipazione e di conoscenza che si offre sia ai cittadini italiani all’estero che ai cittadini che vivono in Italia. Per queste ragioni riteniamo che la legge n° 459 sia da rivedere e migliorare nell’organizzazione e nella trasparenza, perché possa garantire a tutti una partecipazione libera, facile, basata su regole chiare, su elenchi consolari esatti e sulla par condicio dell’informazione. Pensiamo anche che questa legge sia una legge monca e che debba essere presto completata da una buona legge per il diritto al voto dei cittadini stranieri residenti in Italia. Punti di Programma Consapevoli che gli italiani nel mondo vivono in condizioni diverse a seconda dei paesi di accoglienza e che, dunque, il programma dovrebbe essere articolato e flessibile e, soprattutto aperto alle proposte che vengano dai circoli, dalle comunità, dalle associazioni e dai patronati dei diversi paesi, tuttavia riteniamo che alcuni punti generali possano essere comunque tracciati, per essere poi arricchiti dai contributi che verranno. Quattro ci sembrano i settori di intervento: 3. A I diritti - In molti paesi, soprattutto in America del Sud, ma non solo, una vasta fascia di popolazione vive senza un vero e proprio welfare, senza protezione sociale. In questa fascia sono numerosi sono i cittadini di origine italiana. In alcuni casi, come ad esempio in Argentina, crisi economiche recenti corrodono il potere d’acquisto, spingono alle privatizzazioni dei servizi sociali e pongono nella fascia debole anche parte di quel tessuto sociale intermedio, come le piccole imprese, il lavoro autonomo, il commercio, in cui si trovano molti emigrati di prima e seconda generazione. Si tratta di macro problemi che vanno affrontati a livello mondiale. Occorre avviare iniziative internazionali che, sotto la guida di una ONU riformata, affrontino le gravi crisi, come quella dell’America del Sud, pensando a forme di cooperazione serie, trasparenti e controllate, si tratta inoltre di affrontare con decisione il problema del debito. Vanno create alleanze con le forze politiche di ispirazione antiliberista in Europa e nel mondo per avviare un sistema di mercati internazionali più equi e diversi da quelli imposti dalla attuale globalizzazione di sudditanza statunitense. Il governo di centro sinistra dovrà porre queste questioni fra le sue priorità di politica estera. - D’altro canto sul piano locale va sostenuta una ricostruzione del welfare basato non solo sui meccanismi contributivi, ma soprattutto su criteri universalistici (Diritti dell’Uomo). In molti paesi è aperta la questione della progressiva privatizzazione sanitaria, non c’è tutela per gli anziani, i pensionati più poveri, per i disoccupati: i cittadini italiani all’estero spesso ricevono un trattamento diverso e inferiore a quello che si riceve in Italia. La situazione va monitorata e seguita, paese per paese, vanno studiati accordi e convenzioni in materia di sicurezza sociale e, dove ci sono, vanno applicati e rispettati. Laddove ci sono emigrati privi di adeguata tutela sanitaria si devono fare accordi di cooperazione con enti pubblici locali per garantire le prestazioni e razionalizzare le spese. - Una particolare attenzione dovrà essere posta al lavoro casalingo e di cura per le sue caratteristiche di discriminazione delle donne, spesso private di fatto del diritto al lavoro e alla realizzazione di sé per le carenze i molti paesi di strutture di assistenza ( tempo pieno, asili nido, case per anziani …) - Noi sosteniamo il diritto all’uguaglianza per tutti i lavoratori in generale e in particolare fra italiani e italiani all’estero e riteniamo che vada attivato il fondo nazionale Stato/Regioni per interventi in situazioni di marginalità che fu proposto nella Conferenza Stato/Regioni/CGIE. - Proponiamo che l’Inps vada riorganizzata con la creazione di una sezione specifica che si occupi degli italiani all’estero e dei casi di rientro in Italia. - Infine proponiamo che il prossimo governo di centro sinistra vari una legge sull’Assegno di solidarietà o, meglio, sul Salario sociale, legato a parametri di reddito e di disagio sociale, che riguardi anche gli italiani all’estero. 3. B. Cultura/Lingua/Informazione - Siamo convinti che la cultura italiana non si esaurisca nelle forme umanistico/rinascimentali alle quali si fa troppo spesso quasi esclusivo riferimento. È cultura anche la scienza, il design, la tecnologia e quella che viene chiamata cultura materiale (musica popolare, artigianato, gastronomia, stile di vita…). Insomma un patrimonio non fermo nel tempo, che si arricchisce con apporti italiani, europei ed extraeuropei: una cultura meticcia. Ma anche la cultura che gli emigranti elaborano nei paesi d’accoglienza è patrimonio popolare meticcio con apporti e interferenze che arricchiscono la lingua, i comportamenti e i costumi. A partire da queste considerazioni riteniamo necessario un aggiornamento e una rivitalizzazione degli Istituti di cultura e un impegno di qualità dei programmi culturali radiofonici e televisivi destinati agli italiani all’estero. - Anche la lingua italiana non va considerata un totem immutabile da preservare. Innanzi tutto è uno strumento di comunicazione che, pur nel rispetto delle tradizioni dialettali, va conosciuta e studiata come corpo vivo in continua trasformazione. Va considerata non tanto come difesa di una identità, quanto come fenomeno culturale in senso lato, solo così si può accendere nei figli e nei nipoti di italiani un interesse. Ai giovani serve non tanto e non solo la lingua di Dante, quanto quella del made in Italy, dell’impresa, della tecnologia, della cooperazione… Ci vuole dunque un’ottica inter/pluri culturale per rivedere il sistema dell’insegnamento dell’italiano all’estero, dal livello di base sin dalla scuola materna alle superiori e alla formazione professionale, vanno aggiornati i programmi e le didattiche delle scuole pubbliche e controllate quelle private, va garantita una alta professionalità dell’insegnamento e posta l’attenzione ai fenomeni di dispersione scolastica. - Infine anche il sistema di comunicazione/informazione dovrebbe essere rivisto: dalle trasmissioni Rai, all’editoria, alla stampa locale per gli immigrati, fino ai Patronati e le Camere di Commercio. Non si tratta di mettere in discussione l’autonomia dei vari soggetti, ma di riconoscere, per eliminarli, alcuni difetti diffusi. Innanzi tutto la comunicazione è prevalentemente monodirezionale: dall’Italia all’estero, quasi senza alcun "ritorno". Si cerca di far conoscere la realtà italiana a chi ne sta lontano, ma poco sappiamo in Italia delle varie realtà degli emigrati. Forse bisognerebbe pensare ad un sistema di informazione a rete, più orizzontale che verticale. C’è poi il problema della correttezza delle informazioni, della necessità di assicurare un maggior pluralismo ed una corretta par codicio, basti pensare alle trasmissioni di Rai international che danno prevalentemente informazioni di parte e spesso veicolano una cultura esplicitamente di destra, talvolta populista e strapaesana. 3. C. Questioni di relazione economica e professionale - E‘ necessario un rilancio della cooperazione e una sua rivitalizzazione in efficacia e trasparenza. Troppo spesso il bilancio della cooperazione è più positivo per i parteners italiani che per quelli africani, sudamericani o asiatici: una cooperazione non equa e poco solidale. Questo nuoce agli italiani che vivono all’estero, nuoce sia all’immagine che alle attività che intraprendono. - Sono necessari seri programmi di formazione professionale che rispondano alle esigenze dei giovani e programmi regionali di relazioni economiche a sostegno delle iniziative produttive sociali (imprenditoria giovanile, cooperative, prestiti d’onore…) - Si possono attivare forme di promozione delle imprese italiane all’estero, ma sempre con garanzie di solidarietà ed equità e un sostegno al protagonismo delle comunità italiane nel commercio intracomunitario, per l’esport-import, con una partecipazione alle opportunità offerte dalla Comunità Europea. - Infine, va riconsiderato il sistema di rapporti fra le singole Regioni e le comunità regionali all’estero. I contributi che le regioni fanno pervenire alle comunità (per compensare l’erosione del welfare dei cittadini socialmente più deboli, per incoraggiare le iniziative economiche, commerciali e per corsi professionali…) non sono uguali per tutte le comunità, le regioni più ricche possono intervenire più generosamente di altre. È necessario prevedere un accordo interregionale per creare un fondo perequativo di compensazione. È anche necessario redigere un albo dell’ associazionismo delle comunità che riporti finalità, caratteristiche statutarie, forme di controllo e partecipazione di ciascuna associazione così come si fa per le Onlus. 3. D. Questioni di rappresentanza politica. - Va premesso che riteniamo necessario sostenere con accordi bilaterali la richiesta della doppia cittadinanza per tutti gli emigrati che la richiedano, al fine di sottrarli ad ogni trattamento discriminatorio nei settori del welfare, dell’abitazione, del lavoro, della scuola e della rappresentanza civile e politica, che vige in molti paesi. - Il primo problema da affrontare è quello della differenza fra i dati dell’AIRE e i dati degli elenchi consolari, una differenza che riguarda più di un milione di persone. Le verifiche fatte fino ad ora sono incomplete e vanno a rilento, anche la soluzione proposta dal Ministero degli Interni per le prossime elezioni (verifica attraverso l’invio per posta di un questionario) è poco efficace. Compito del nuovo governo sarà definire una volta per tutte gli elenchi e le modalità del loro aggiornamento. - Le rappresentanze consolari devono essere adeguate alle nuove esigenze introdotte dalla legge 459, ci vogliono uffici, fondi, organici, qualificazione del personale, ci vuole, però, anche un cambiamento di atteggiamento verso i cittadini emigrati: con la nuova legge i consolati hanno ancora di più di prima l’obbligo di porsi al servizio di questi cittadini. - Altro problema è la partecipazione al voto (dell’elenco degli aventi diritto vota solo il 15%) : manca una adeguata informazione, non solo sul diritto al voto e sulle modalità di voto, ma anche sulla vita civile e politica italiana (si torna quindi al punto 3.B.). Non ultimo è il tema della reale segretezza e libertà di voto: occorre prevedere un sistema di controllo contro l’accaparramento delle schede elettorali e contro le pratiche di affidamento della compilazione e della spedizione delle schede alle associazioni e ai padronati. - La legge 459 cambia di fatto anche il ruolo dei Comites e del CGIE che va aggiornato e reso più vitale. Il MAE, burocratico e limitativo, non sempre collabora con i Comites e soprattutto sono limitati i fondi che consentono ai Comites di operare. D’altro canto il CGIE ha finora avuto solo un ruolo di interfaccia del governo e delle Camere parlamentari, ruolo che sarà superato dall’elezione di 12 deputati e 6 senatori delle quattro circoscrizioni estere. I due organismi devono assumere nuovi ruoli politici e propositivi nei confronti degli eletti. I Comites, come organismi di rappresentanza di base, devono raccogliere le istanze di tutta la comunità, devono pertanto essere rafforzati con un incremento di presenze femminili e soprattutto di giovani. I giovani hanno problemi generazionali e di occupazione, sono attratti dalle forme di cultura, di vita e di lavoro della società di accoglienza e di appartenenza più che da una formale identità di origine, per questo sono preziosi: sono i più aperti a quella cultura globale volta a realizzare il "nuovo mondo possibile" che vorremmo.
Il Partito nell’Unione Il partito della Rifondazione Comunista ha deciso di aderire alla coalizione dei partiti del centrosinistra, denominata "Unione" ( formata da DS, Margherita, PRC, Verdi, SDI, PdCI, Repubblicani Europei, Italia dei Valori e UDEUR ). Il PRC ha due obiettivi: contribuire alla sconfitta di Berlusconi e del governo di Centrodestra da un lato e, dall’altro, cercare di spostare a sinistra le politiche dell’Unione perché operi scelte antiliberiste, di pace, di garanzia dei diritti civili, sociali e di lavoro. Anche la politica verso gli italiani nel mondo, che l’attuale governo interpreta in forme retoriche, patriottarde, secondo un populismo di maniera, ma senza reali connessioni con i veri problemi degli emigrati, sarà diversa se il centrodestra sarà sconfitto come auspichiamo, ma, come per la politica nazionale così per quella relativa agli italiani nel mondo, il ruolo del nostro partito nella coalizione, anche in questo settore, sarà sempre quello propulsore di scelte di sinistra. Il PRC intende portare nell’Unione, nel confronto con le altre forze, la propria forte connotazione: la cultura dei Social Forum Mondiali, il pacifismo, l’antiliberismo, la difesa dei diritti universali e dell’uguaglianza fra diversi, la difesa dell’ambiente e dei beni comuni. Vuole costituire una spinta radicale verso una politica di alleanze con partiti e realtà di movimento delle varie parti del mondo che lottano per affrancarsi economicamente, politicamente e culturalmente dal pensiero unico e dall’egemonia degli Usa.
Roma 26/09/05 Dipartimento Esteri – PRC Settore Italiani nel mondo
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